Domenico Parisi  
 

I problemi della scuola

Il computer e la storia

 

Intervista di Enzo Gravante a Domenico Parisi

Ottobre 2000

 

Di cosa ha bisogno la scuola per cambiare? Basta il computer?

No, e' ovvio che il computer non basta. Ma il computer e' il simbolo, la sintesi della necessita' di cambiamento nella scuola. Nel mio libro (Scuol@.it, pubblicato da Mondadori) ho usato l'immagine di Stargate, la "porta delle stelle" del film di fantascienza, passando attraverso la quale gli esseri umani entrano nel cosmo. Il computer e' come Stargate. La scuola deve passare attraverso il computer se vuole entrare nel futuro. Altrimenti restera' una scuola che andava bene per la societa' di ieri, ma che non va bene per quella di oggi e di domani.

Perche' il computer e' cosi' fondamentale nella scuola di oggi?

Primo, oggi qualunque lavoro si fa usando il computer. Se la scuola non prepara i ragazzi all'uso del computer, non li familiarizza con il computer anche per usi che spontaneamente, a casa, non entrano, questo significa che non li prepara a entrare nel mondo del lavoro. Secondo, il computer e' cultura, e' la piu' grande invenzione tecnologica del Novecento con fondamentali implicazioni per capire che cosa e' la societa' di oggi e che cosa diventera' domani. Una scuola estranea al computer non prepara i ragazzi culturalmente alla societa' in cui vivono e vivranno. Terzo, il computer puo' essere uno strumento per trasformare il modo in cui si impara. Se la scuola non esplora questi modi e non contribuisce essa stessa al loro sviluppo, si priva di uno strumento essenziale per uscire dalla sua crisi attuale, che e' anche una crisi dovuta al fatto che gli studenti rifiutano i modi tradizionali di apprendimento. Quarto, solo con il computer, usando le simulazioni come laboratori didattici per studiare le societa' del passato, si puo' trasformare l'insegnamento della storia da semplice racconto della "nostra" storia locale a comprensione dei meccanismi e dei fattori in base ai quali le societa' umane, tutte le societa', cambiano nel tempo.

Non crede che i bambini stiano gia' troppe ore al giorno davanti ai monitor (videogiochi) peggiorando ulteriormente la lingua parlata (peraltro gia' male) e evitando la sana abitudine della lettura?

I bambini, e soprattutto le bambine, stanno soprattutto davanti alla televisione, che e' un disastro, non davanti al computer. Il computer, e i videogiochi, diversamente dalla televisione, sono interattivi, cioe' non lasciano l'utente passivo (e accasciato su un divano), ma richiedono che stia dritto, attento, e che faccia cose. Poi non tutti i videogiochi sono uguali e, come ha mostrato Francesco Antinucci, alcuni hanno valore educativo. Le simulazioni su argomenti scolastici, di fisica o di storia, fatte apposta per fare imparare, hanno molto da ricavare dai videogiochi. Quanto alla lingua parlata, che resta ovviamente fondamentale, si impara meglio all'interno di una esperienza in cui si vedono e si fanno delle cose e si osservano i risultati delle proprie azioni, proprio quello che nella scuola tradizionale non succede. Il computer deve servire a fornire una esperienza (simulata) nell'ambito della quale sviluppare anche il linguaggio verbale.

Cosa e' la scuola e quale compito ha per un paese?

La scuola ha due compiti: trasmettere il passato alle nuove generazioni, l'esperienza e i prodotti di chi ci ha preceduto, e preparare le nuove generazioni alla societa' in cui vivranno. Fino a che il cambiamento nella societa' e' lento, questi due compiti sono conciliabili. Oggi il cambiamento e' veloce e i due compiti sono meno conciliabili. O si fa una cosa o si fa l'altra. La scuola sceglie la prima, trasmettere il passato, ma questo la precipita in una crisi gravissima. Il cambiamento, e come affrontarlo, e' il problema numero uno della scuola.

Comunicazione visiva e comunicazione linguistica avranno difficolta' a convivere?

Comunicazione linguistica e comunicazione visiva sono in competizione tra loro, e' inutile negarlo. Fino ad oggi il linguaggio verbale, con il supporto della scrittura, dei libri, giornali, ecc., ha avuto la meglio. Il Novecento ha visto l'emergere di nuove tecnologie della comunicazione visiva che hanno messo in questione il predominio del linguaggio. Ma bisogna distinguere tra tecnologie passive, come il cinema e la televisione, e tecnologie attive, come quelle basate sul computer. Il computer non ci permette soltanto di vedere ma ci permette di vedere e di fare, e di vedere il risultato di quello che facciamo. Questa e' una novita' cruciale, con potenzialita' ancora tutte da scoprire. Per quantro riguarda il linguaggio verbale, il linguaggio verbale puo' avvantaggiarsi dal fatto di potersi sviluppare non da solo, leggendo libri e sentendo uno che parla, ma all'interno di "esperienze", per quanto simulate.

E' preoccupato per la globalizzazione che arriva tra i banchi?

Preoccupato? Sono preoccupato che la globalizzazione non arrivi sui banchi! Ad esempio modificando il senso, i contenuti e il modo di insegnare la storia.